Pulsione di morte

Pulsione di morte

Rosa Elena Manzetti

 

Freud ha scoperto le pulsioni, le loro vicissitudini, le loro modalità di soddisfacimento, la contingenza del loro oggetto, la loro grammatica.[1] La pulsione freudiana sta tra corporeo e psichico e sua componente essenziale è la spinta, energia inerente all’organismo. Freud predilige l’organismo vivente, in una logica continuista. Lacan si è servito della scoperta freudiana per costruire un concetto di pulsione legata al linguaggio, in cui la spinta non è energia ma godimento,[2] nozione usata da Freud, ma senza concettualizzarla.

L’Al di là del principio di piacere[3] è il saggio dell’ipotesi freudiana della pulsione di morte. Fenomeni ricorrenti e dolorosi – ricordi penosi, nevrosi traumatiche, incubi – osservati nella clinica gli fanno dire che esiste nella vita psichica una tendenza irresistibile alla ripetizione che la vince sul principio di piacere, imponendo al soggetto un soddisfacimento malefico e enigmatico.

Lacan non ha mai contestato l’al di là del principio di piacere. Nel 1938 afferma l’impossibilità a eliminare dalla psicoanalisi “l’intuizione freudiana dell’istinto di morte. Intuizione, poiché, per la messa a punto della dottrina, c’è molto da fare”.[4] All’inizio ha criticato la nozione di pulsione di morte ritenendola un’impasse logica, un paradosso[5], una nozione ironica[6], ma al tempo stesso ha letto il biologismo di Freud come via per dire altro. La pulsione di morte si deve considerare nelle “sue risonanze nella poetica freudiana”[7] e il dualismo pulsionale è un modo per affermare l’assenza dell’Uno dell’unità. L’essenziale della pulsione di morte sta nel rapporto del vivente con il dire, che introduce il tocco della morte. La sottomissione al linguaggio è uccisione della cosa e infinitizzazione del desiderio, che nessun oggetto al mondo sarà capace di saturare. Il vuoto introdotto dal simbolo è per sempre. Lacan riassorbe la pulsione di morte nella struttura mortificante del significante.

Negli anni 1960-64 Lacan si occupa del rapporto tra inconscio e corpo vivente sessuato. Dopo la teoria del soggetto, nel seminario sull’etica,[8] centrato sulla definizione de La Cosa, correlata al reale del godimento e della sua funzione nell’economia del soggetto[9], sono convocate due morti, accentuando la seconda, concepibile nello scarto tra vita e morte del vivente e vita e morte del soggetto.

La giunzione tra inconscio e vivente avviene per via delle zone erogene, tramite le quali la libido s’incorpora, che determinano anche gli oggetti a, in forma di oggetto perduto. La chiusura del tragitto realizza la pulsione come “[…] l’eco nel corpo del fatto che ci sia un dire”.[10] Se la pulsione è l’eco nel corpo della presenza del significante allora ogni pulsione è pulsione di morte, poiché il significante è sempre mortificazione di godimento. Ogni pulsione – le pulsioni sono parziali e plurali come le zone erogene –, “una quadrupla istanza”[11], ha a che fare sia con la vita sia con la morte. [12] L’essere-per-la-morte, introdotto dieci anni prima, è riassorbito nel concetto di pulsione e sostituito dal concetto di separazione. La separazione, “secondo cui il soggetto si realizza nella perdita in cui è sorto come inconscio”, riformula la pulsione di morte freudiana.[13] Con l’attività pulsionale il soggetto si separa e si realizza nella perdita parziale, tramite l’oggetto a,[14] nucleo elaborabile del godimento, affermando il suo ‘io sono’. A volte spinge la perdita fino alla morte, realizzando se stesso come oggetto a sottratto all’Altro. La vita è presa nello stesso registro che la sanziona, il filo tagliente della morte.[15]

Freud individua il campo dell’al di là del principio di piacere dove si manifestano fissazioni di godimento rapportati alla pulsione di morte. Lacan fa del godimento un concetto. Dopo il 1970 la pulsione di morte non è più al centro della sua elaborazione. Essa viene riformulata come pulsazione di godimento che causa la ripetizione della catena significante rimossa. Con la teoria dei nodi le definizioni del godimento si pluralizzano. Lacan considera di aver appena abbozzato il campo del godimento. Fa però un passo dal mito della pulsione al reale del godimento, importante per la cura dei soggetti della nostra civiltà.

[1] Freud S., «Pulsioni e loro destini», Metapsicologia, Opere VIII, Torino, Bollati Boringhieri, 1976, p. 13

[2] Lacan J., «Televisione», Radiofonia Televisione, Torino, Einaudi, 1982, p. 85

[3] Freud S., «Al di là del principio di piacere», Opere IX, Torino, Bollati Boringhieri, 1977, p. 193

[4] Lacan J., «Intervention sur le rapporto de Loewenstein ‘L’origine du Masochisme e la théorie des pulsions», Revue française de Psychanalyse, tome X, n.4, 1938, pp. 750-752

[5] Lacan J., «L’aggressività in psicoanalisi», Scritti, Torino, Einaudi, 1974, p. 118

[6] Ib., «Funzione e campo della parola e del linguaggio», Scritti, Torino, Einaudi, 1974, p. 310

[7] Ib., p. 311

[8] Ib., Il Seminario, Libro VII, L’etica della psicoanalisi, Einaudi, Torino, 2008, p. 67

[9] Miller J.-A., «I paradigmi del godimento», Astrolabio, Roma 2001, p.16 sgg.

[10] Lacan J., Il Seminario, Libro XXIII, Il Sinthomo, Roma, Astrolabio, 2006, p. 16

[11] Lacan J., «Televisione» Radiofonia Televisione, ib., p. 85

[12] Lacan J., Il Seminario, Libro XI, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi, Torino, Einaudi, 2003, p. 252

[13] Lacan J., «Posizione dell’inconscio», Scritti, ib., p. 846

[14] Miller J.-A., I paradigmi del godimento, ib., p. 21

[15] Lacan J., «La terza», La psicoanalisi, Roma, Astrolabio, n. 12 p. 35

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